Orrore a Tor Tre Teste, alla periferia di Roma.
Una gattina randagia è stata trovata in condizioni disperate in via Francesco Tovaglieri, all’altezza del civico 29, da una famiglia che si prendeva cura di lei.
Trasportata in clinica veterinaria, gli accertamenti hanno evidenziato traumi nella zona genitale compatibili con un abuso.
Attualmente la gattina è in prognosi riservata ed è sottoposta a un protocollo antidolorifico per salvaguardare le funzioni vitali.
Nel quartiere è caccia al responsabile.
Durissime le parole dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla:
“È disumanità pura. Chi ha fatto questo deve essere trovato e punito. Basta silenzi. Chi sa, parli. Perché chi tace protegge. E chi copre un mostro sceglie da che parte stare. Basta omertà. Perché senza denunce, senza testimonianze, nessun procedimento può avere seguito. La Legge Brambilla prevede pene severe, sequestri e confische. Ma ha bisogno di prove, di voci, di coraggio. Parlare non è un’opzione. È ciò che permette alla giustizia di esistere davvero.”
E oggi, per reati come questo, non siamo più davanti al vuoto. La Legge Brambilla ha cambiato il quadro: pene più dure, fino alla reclusione e a sanzioni economiche pesantissime, strumenti concreti come il sequestro immediato e la confisca degli animali per impedirne il ritorno nelle mani degli aguzzini. Ma una legge, da sola, non basta. Senza denunce, senza testimoni, senza chi decide di esporsi non ci sarà giustizia. La differenza la fanno le persone: chi vede, chi sa, chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Perché è lì che nasce davvero la giustizia.
Con la Legge Brambilla gli animali sono riconosciuti esseri senzienti. Se non basta il cuore oggi c’è una legge. Usiamola. Tutti.



