Venerdì 27 marzo si è svolto, a Bologna, l’evento “Legge Brambilla: una riforma storica sui reati contro gli animali”, in un’aula dell’Alma Mater Studiorum.
A presiedere l’incontro è stata l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati e l’Ordine dei Medici Veterinari di Bologna. L’evento ha registrato la partecipazione di magistrati, avvocati, rappresentanti delle forze dell’ordine e numerose associazioni impegnate nella tutela degli animali.
Nel suo intervento, Michela Vittoria Brambilla ha sottolineato come l’efficacia della riforma dipenda dall’impegno condiviso di tutti i soggetti coinvolti. «L’impegno di chi è chiamato a far rispettare la legge Brambilla – ha dichiarato l’onorevole – è la miglior garanzia che questa riforma di portata storica dispieghi i suoi effetti. Tutti, magistrati, forze dell’ordine, veterinari pubblici e privati, associazioni e cittadini, siamo uniti per difendere i diritti degli animali».
«Con un rivoluzionario cambio di prospettiva, la Legge Brambilla accorda tutela penale direttamente agli animali, a tutti gli animali, di qualunque specie, in quanto esseri senzienti e portatori di elementari diritti», ha aggiunto la presidente di LEIDAA, evidenziando il salto culturale compiuto dall’Italia, in linea con il Trattato di Lisbona e con la riforma costituzionale del 2022, che pone il Paese all’avanguardia in Europa.
Tra le principali novità introdotte dalla riforma vi è il significativo inasprimento delle pene per i reati contro gli animali. L’onorevole Brambilla ha illustrato: «A partire dall’uccisione, per la quale possiamo dire che finisce l’impunità, la reclusione potrà arrivare fino a 4 anni nei casi più gravi, come quando il fatto è commesso con sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale, con sanzioni fino a 60 mila euro», spiegando come l’aumento delle pene risponda anche a una finalità preventiva, sottolineando la pericolosità sociale di chi commette tali reati.
Legge Brambilla: una giornata di studio
Ha seguito poi l’intervento del dottor Giovanni Solinas, gip del Tribunale di Ferrara, secondo il quale l’aumento delle pene ha reso finalmente questi reati “effettivamente perseguibili”. «La legge Brambilla consente già nella fase delle indagini di ricorrere a strumenti incisivi come intercettazioni telefoniche e misure cautelari. Particolarmente rilevanti sono le disposizioni che prevedono l’affidamento definitivo degli animali maltrattati e ne vietano la cessione all’indagato: si riconosce così che gli animali non sono “cose” come le altre normalmente sequestrate», ha spiegato.
I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno osservato un aumento della sensibilità collettiva e, di conseguenza, delle segnalazioni ricevute, dopo l’entrata in vigore della legge. “Finalmente oggi gli strumenti necessari per indagare”, ha dichiarato il colonnello dei Carabinieri Stefano Invernizzi, comandante del reparto operativo di Bologna.
La professoressa Margherita Pittalis, ordinario di diritto privato a Bologna, mette in luce il ruolo fondamentale della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, tra i principi fondamentali: «Ne deriva il precetto, per passare da una prospettiva di dominio a una di vulnerabilità, di creare leggi in armonia con il riconoscimento degli animali come esseri senzienti e vulnerabili, ricorrendo dove possibile all’analogia. Un esempio è l’assegnazione degli animali di famiglia ai coniugi che si separano».
La dottoressa Carmen Santagati, dell’Asl bolognese, fa notare che l’“accertamento tecnico” del veterinario «è determinante per definire la fattispecie di reato», evidenziando il carattere centrale del suo ruolo.



