Il caldo estremo di questa estate ha lasciato segni evidenti anche sui fondali dell’Area Marina Protetta di Ustica. A documentarli sono stati i subacquei di Greenpeace Italia, impegnati per la prima volta nell’area in un’attività di osservazione condotta insieme a due biologi marini.
Le immersioni hanno interessato quattro diversi siti e hanno raggiunto i 40 metri di profondità. Le osservazioni hanno evidenziato fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità tra diversi organismi che popolano i fondali, con conseguenze particolarmente gravi per alcune specie.
Gli effetti mortali del caldo estremo sui coralli
A Punta Galera, tra i 5 e i 10 metri di profondità, le colonie di Cladocora caespitosa, corallo tipico del Mediterraneo, sono state trovate completamente morte. Danni riconducibili a fenomeni di necrosi avanzata sono stati osservati anche sulle gorgonie Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini. Per il corallo Astroides calycularis e il briozoo Myriapora truncata sono state invece rilevate morie parziali.
Tra gli elementi osservati durante il monitoraggio c’è anche la Posidonia oceanica. Greenpeace ha documentato per la prima volta nell’ambito del progetto “Mare Caldo” un fenomeno di sbiancamento della pianta marina. Il fenomeno è ancora oggetto di studio, ma è stato rilevato in presenza di temperature dell’acqua particolarmente elevate.
Le immersioni hanno inoltre permesso di osservare una maggiore presenza di specie che prediligono acque più calde, tra cui il pesce pappagallo Sparisoma cretense e il vermocane Hermodice carunculata. Quest’ultimo è una specie urticante che si alimenta anche di organismi presenti sui fondali e la sua proliferazione può modificare gli equilibri delle comunità costiere.
Il monitoraggio del progetto “Mare Caldo”
Ustica fa parte dal 2025 del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace, attraverso il quale vengono monitorate le temperature marine e le condizioni degli ecosistemi in diverse aree italiane. L’Area Marina Protetta dell’isola, istituita nel 1986 e arrivata quest’anno al quarantesimo anniversario, rappresenta una delle aree coinvolte nel monitoraggio.
Secondo Greenpeace, quanto osservato a Ustica mostra che gli effetti del riscaldamento del mare non interessano soltanto le acque superficiali: durante le immersioni sono stati riscontrati segnali di stress lungo la colonna d’acqua, fino a 40 metri di profondità.



