Arnia nel Parco della Biodiversità Unifarco per la conservazione degli habitat a Belluno.

BELLUNO, API E IMPOLLINATORI: LA TUTELA DEGLI HABITAT AL CENTRO DI UN PROGETTO PER LA BIODIVERSITÀ

La tutela degli impollinatori passa anche dalla conservazione degli ambienti nei quali possono trovare risorse e condizioni favorevoli alla loro presenza. Nel Bellunese, Unifarco porta avanti un percorso dedicato alla biodiversità che comprende interventi rivolti alle api e alla conservazione degli habitat.

Il ruolo del Parco per la conservazione degli habitat

Nel Parco della Biodiversità Unifarco, nei pressi della sede dell’azienda a Santa Giustina, sono presenti dieci arnie Top Bar, utilizzate nell’ambito di un modello di apicoltura naturalistica che limita gli interventi umani sullo sviluppo delle colonie. Nelle aree adiacenti alla sede, l’azienda ha destinato oltre 10.000 metri quadrati di terreno alla coltivazione di specie vegetali selezionate per offrire nutrimento alle api e favorire l’equilibrio dell’ecosistema.

Il progetto comprende anche la tutela dei prati a narciso nella zona prealpina di Lentiai. L’iniziativa, avviata nel 2019, ha interessato oltre 20 ettari e ha previsto interventi come il ripristino dello sfalcio tradizionale, l’estirpazione manuale del veratro e l’installazione di recinzioni specifiche per limitare i danni provocati dai cinghiali e favorire le fioriture.

Monitoraggio degli apoidei e tutela della biodiversità

A settembre 2026 i ricercatori hanno avviato un monitoraggio degli apoidei nel Parco della Biodiversità Unifarco e nelle praterie montane dell’area prealpina di Lentiai. L’indagine riguarda le api selvatiche e i bombi e punta a individuare le specie che frequentano questi ambienti, raccogliendo nuovi dati sulla biodiversità locale.

Il monitoraggio viene condotto con una metodologia a basso impatto, basata principalmente sull’osservazione diretta e sul campionamento visivo. Le attività permettono di documentare la presenza degli insetti senza interferire in modo significativo con le popolazioni selvatiche e con gli ecosistemi studiati.

Lo studio degli impollinatori si affianca così agli interventi di conservazione degli habitat. Conoscere le specie presenti nei prati e nelle aree del Parco della Biodiversità può contribuire ad ampliare le informazioni sulla biodiversità del territorio e a costruire negli anni successivi un quadro più completo delle comunità di apoidei che frequentano questi ambienti.