feline guardians roma

FELINE GUARDIANS ITALIA – ROMA

Torture sugli animali online: «Non possiamo più permettere che restino impunite»

Dietro i video di torture sugli animali che circolano online si nasconde una realtà che gli attivisti denunciano da anni: la violenza contro esseri indifesi trasformata in contenuto da condividere e, secondo le testimonianze raccolte, anche da vendere.

feline guardians roma

Feline Guardians nasce per dare voce agli attivisti che cercano di contrastare questo fenomeno, compresi quelli che operano in Paesi dove denunciare pubblicamente le violenze può comportare rischi.

A Roma, Viviana Guadagno coordina il gruppo italiano insieme agli attivisti di Milano e alla rete internazionale, organizzando proteste davanti all’Ambasciata cinese e chiedendo una legislazione efficace a tutela degli animali.

L’abbiamo intervistata per capire come nasce il suo impegno e quali interventi ritiene necessari per fermare queste atrocità.

  1. Viviana, come hai conosciuto questa realtà e come è nato il tuo impegno?

Il primo contenuto di violenza sugli animali lo vidi intorno al 2010, su Facebook. Rimasi sconvolta nello scoprire che quelle torture erano reali. Nel 2023 ho conosciuto Feline Guardians Without Borders su Instagram e ho deciso di impegnarmi, contribuendo alla nascita di Feline Guardians Italia, divisa tra Roma e Milano.

L’impegno internazionale di Feline Guardians

2. Come si coordinano i gruppi italiani e gli attivisti degli altri Paesi?

Non è sempre facile, soprattutto per i diversi fusi orari e gli impegni di ciascuno. Ci organizziamo attraverso chat e calendari condivisi, programmando proteste ed eventi. Anche quando manifestiamo in date diverse, siamo uniti dalla stessa causa.

3. Quanto conta dare voce agli attivisti cinesi?

Feline Guardians è nata anche per rispondere alla richiesta di aiuto di attivisti cinesi che non possono protestare liberamente come facciamo noi. È importante chiarire che non tutti i cittadini cinesi condividono queste atrocità: molti amano gli animali e si oppongono alle violenze, ma hanno possibilità di intervento limitate.

4. Quali richieste rivolgete all’Ambasciata cinese a Roma?

Chiediamo una legge nazionale per la protezione degli animali, pene severe per chi li tortura e uccide e interventi contro il festival di Yulin. Abbiamo organizzato proteste e inviato lettere e cartoline, ma finora non abbiamo ricevuto risposte dall’Ambasciata.

5. Che cosa chiedete alle istituzioni italiane ed europee?

Chiediamo di esercitare pressione diplomatica sulla Cina e di rafforzare la collaborazione tra forze dell’ordine e piattaforme digitali. Non basta chiudere un sito: bisogna identificare i responsabili, perché altrimenti possono aprirne altri e continuare a commettere le stesse violenze.

Come contrastare i video di torture online

6. Quali responsabilità hanno le piattaforme online?

Le piattaforme devono collaborare con le autorità competenti per contrastare la diffusione di contenuti criminali e consentire, attraverso procedure legali, l’identificazione dei responsabili. La rimozione dei video è importante, ma occorre anche impedire che chi li produce continui ad agire indisturbato.

7. Come dovrebbe comportarsi chi si imbatte in un video di torture?

È importante conservare le prove disponibili, come link e screenshot, senza diffondere ulteriormente i contenuti, e rivolgersi alle autorità competenti o ad associazioni affidabili. Se il materiale proviene dall’estero, può essere utile contattare anche organizzazioni locali. Sconsiglio di entrare in contatto con gli autori o con gruppi violenti, soprattutto senza un’adeguata preparazione.

8. Che cosa serve perché il caso Wang Wang e le altre mobilitazioni producano risultati duraturi?

Serve soprattutto l’attenzione dei media. Senza giornalisti e mezzi d’informazione che raccontino queste realtà, il rischio è che l’indignazione duri soltanto pochi giorni. È necessario far comprendere anche la gravità della diffusione e del consumo di questi contenuti.

9. Come affrontate il peso emotivo di questa battaglia?

All’inizio è stato difficile, per il dolore e il senso d’impotenza. Poi, grazie alla rete internazionale, abbiamo capito di non essere soli. Ci conforta sapere che anche in Cina esistono volontari che proteggono gli animali e cercano di documentare le violenze, nonostante le difficoltà.

10. Qual è il vostro obiettivo e quale appello vuoi rivolgere ai lettori?

Il nostro obiettivo è fermare il fenomeno alla radice, individuando chi tortura gli animali e chi diffonde i video, e continuare a chiedere una legge efficace per proteggerli in Cina.

Chiedo ai cittadini, alle associazioni e ai media di non ignorare questa realtà. Gli animali non sono oggetti: sono esseri viventi capaci di provare dolore. La loro sofferenza non può diventare intrattenimento e chi la provoca non deve poter agire impunemente.

Viviana Guadagno – Feline Guardians Italia, Roma

Non basta indignarsi davanti alla violenza. Bisogna fare in modo che chi la commette venga identificato e che gli animali siano finalmente protetti.